lunedì, 24 settembre 2007,01:18

Ricordo ancora la Dott.ssa D. quando, nei suoi amorevoli-fintofreddi tentativi di trattenermi nella stanzetta dalla luce fioca, con la sua voce arrochita dalle sigarette che fingeva di non fumare nelle pause tra pazienti, mi diceva "Progetti, Roberta, progetti. Lei deve progettare la sua vita".

E io non solo non capivo che cazzo volesse dire, ma soprattutto mi veniva un'ansia da prestazione al pronunciarsi della lettera "p" del termine che mi si marchiava dentro come una condanna, una sentenza definitiva senza possibilità di appello.

Nel tempo quel "progetti" è diventato tra me e Zio Sacha, paziente anche lui della D.ssa D., un "progettualizzi".

Risate sulle espressioni che io e Zio assumevano al punto del "progettualizzi", guardando nell'angolo in alto della stanza (troppo piccola per la gigantessa che ci curava), guardando in basso sul pavimento o sul tappeto etnico, facendo sì con il capo senza dire una parola, o mantenendo lo sguardo da platessa inespressivo di chi parla un'altra lingua.

Ma il risultato era sempre lo stesso: "ma che cazzo vordì progettualizzo? ma che devo progettà?".

Eppure ora, dopo quasi 10 anni dalla mia analisi, ora che il viso della D.ssa D. è quasi scomparso, sbiadendo sempre di più nei miei ricordi, vorrei poterglielo dire.

"Sì D.ssa D., ora progettualizzo, ora riesco a progettualizzare e traggo giovamento dalla cosa". Come un traguardo raggiunto nei 10 anni.

Ma le vorrei anche poter chiedere "D.ssa D. adesso che progettualizzo tutto, che cazzo devo fare?".

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giovedì, 13 settembre 2007,13:11

Il vento soffia tra gli alberi. E' una giornata di sole, a tratti opaco, ma le foglie assumono l'oro.

Guardo la vita dalla finestra e mi accorgo che sto cambiando.

Ancora. Ancora cambio.

E mi stupisco di questa mia inconscia capacità, legata forse a leggi di sopravvivenza scritte nel dna.

In Scozia so di aver preso decisioni senza determinazioni scritte, forse non le ricordo, eppure quelle decisioni si attuano automaticamente come operazioni programmate ed inviate per l'esecuzione.

E' ora di vivere.

E' ora di fottersene.

Si invecchia e si muore. Non si può troppo aspettare.

C'è poca rabbia in questo, non riesco a sentirne. E scopro invece una leggerezza non mia, assorbita chissà dove, chissà come.

E' bello arrivare in ritardo al lavoro. E' bello fingere di essere la propria segretaria per dire che oggi non ci sono. E' bello tornare a pensare "che palle che sei mà".

Mi prendo ciò che è mio.

Del resto, del resto, chissenefrega.

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sabato, 01 settembre 2007,00:42

Ed ancora una volta il mal di Scozia torna a colpire.

Tornare in terra di Scozia per me non equivale al compiere un bel viaggio. No no. La Scozia è per me un'altra dimensione, un'altra me stessa, un'altra vita in un altro tempo, ma se dovessi spiegare il perchè, trovarne le motivazioni, mi sarebbe impossibile. Eppure di paesi ne ho visti, sono stata anche in Irlanda che le è vicina e le somiglia, ma nisba. L'accadimento della proiezione in una dimensione ultronea si verifica solo nella terra del cardo.

Non scriverò altro della Scozia perchè la ferita del distacco è ancora fresca e non gliela fo.

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